Gabriele Rubini – noto a tutti come chef Rubio – finisce a processo per diffamazione.
Ex giocatore di rugby e oggi chef molto popolare in tv grazie a programmi come Camionisti in trattoria e Unti&Bisunti, chef Rubio, classe 1983, è finito a processo.
Rubini è finito a processo per diffamazione a motivo di un vecchio tweet nel quale aveva inveito contro i poliziotti del caso Aldrovandi. Il 39enne sui social si era infatti sfogato per il posizionamento di alcuni cassonetti nel luogo in cui lo studente ferrarese morì nel 2005 durante un controllo delle Forze dell’Ordine. E se l’era presa proprio con gli agenti in servizio nel capoluogo emiliano definendoli addirittura “maiali”. Questo gli costò una querela da parte del sindacato di Polizia Sap. Secondo l’accusa lo chef avrebbe diffamato e vilipeso un’istituzione dello Stato. La frase incriminata su cui i giudici dovranno pronunciarsi fu scritta da chef Rubio nel 2020 ed è la seguente: “Caro Comune di Ferrara anche se avete messo l’installazione ‘la Monnezza’ proprio a denunciare che chi uccise un ragazzino inerme furono 4 maiali della Polizia di Stato di Ferrara (Sindacato-Sap ancora in servizio) potreste far spostare i cassonetti? Grazie”.
Dopo aver letto quelle parole, il segretario generale del Sindacato di Polizia, Stefano Paoloni, aveva deciso di sporgere querela contro Rubini. Così lo chef è finito sotto indagine e poi a processo. Il fascicolo è stato trasferito a Velletri – Roma – per competenza territoriale. A difendere lo chef l’avvocato Fabio Anselmo, lo stesso che per dieci lunghi anni ha assistito la famiglia di Stefano Cucchi. Lo chef non è certo nuovo a questo genere di episodi, a post capaci di suscitare reazioni indignate e critiche. Nell’ottobre 2020, anche un altro tweet di Rubio era finito in mano agli avvocati, dopo che l’assessore regionale piemontese Fabrizio Ricca aveva querelato il cuoco per averlo definito “patetico burattino sionista“. Del resto, chef Rubio, oltre che un cuoco è, soprattutto, un volto televisivo che vive anche di popolarità mediatica. Passa in televisione non meno tempo di quanto ne passa in cucina, come molti suoi colleghi el resto, tra cui il rinomato chef Carlo Cracco. Come dire: che se ne parli bene o che se ne parli male, l’importante è che si continui a parlarne.
Fonte: Repubblica, Giornale
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